The role of sustainable biomass in decarbonising transport and achieving climate neutrality


Promosso dall’Onorevole Dario Nardella il 13 gennaio presso il Parlamento europeo di Bruxelles, l’evento di alto livello si è inserito in un momento decisivo del percorso dell’Unione europea verso la neutralità climatica, configurandosi non come un esercizio retorico sulla transizione verde, ma come un tentativo concreto di riportare il dibattito su basi di serietà politica, coerenza regolatoria ed evidenza scientifica.
Nel suo intervento introduttivo, come sottolineato dallo stesso On. Nardella, è emersa con chiarezza la necessità di superare anni di contrapposizioni ideologiche e di affrontare il tema della decarbonizzazione dei trasporti con un approccio pragmatico, fondato su soluzioni già disponibili e immediatamente applicabili. In questo quadro, è stato evidenziato come l’Europa non possa più permettersi di rinviare l’attivazione piena del potenziale delle biomasse sostenibili e delle materie prime derivate dai rifiuti, già oggi integrabili nelle infrastrutture esistenti.

 

In questo contesto si è collocata la distinzione, più volte richiamata nel corso del dibattito, tra biocarburanti ed e-fuels.
Come evidenziato da Luigi Scordamaglia, CEO di Filiera Italia e Presidente di EAT Europe, i biofuels rappresentano una soluzione già operativa, scalabile e disponibile nel presente, in grado di ridurre le emissioni immediatamente e di generare valore lungo l’intera filiera agricola, industriale ed energetica. Al contrario, gli e-fuels, pur rilevanti in una prospettiva di lungo periodo, restano oggi legati a costi elevati, alla disponibilità di idrogeno verde e a processi tecnologici che non hanno ancora dimostrato una reale maturità industriale. La confusione tra questi due piani temporali, è stato sottolineato, rischia di rallentare decisioni urgenti e di indebolire filiere già esistenti, piuttosto che favorire l’innovazione.
Il confronto tra decisori politici, industria, mondo agricolo e comunità scientifica ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di sostenibilità. La sostenibilità reale, come più volte emerso, non coincide con l’esclusione preventiva di intere filiere né con l’imposizione di un’unica traiettoria tecnologica, ma con la capacità di creare opportunità per tutti i soggetti coinvolti nella catena del valore.
Come sottolineato ancora da Scordamaglia, una transizione che ignori l’impatto economico e occupazionale delle scelte adottate non può dirsi sostenibile né sul piano sociale né su quello politico. Dopo anni di approcci ideologici, il tempo perso si è tradotto in ritardi industriali e in un costo sociale significativo, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro e una crescente dipendenza da importazioni extraeuropee.

 

Uno dei nodi centrali affrontati nel corso dell’evento ha riguardato la presunta insufficienza di biomassa sostenibile per sostenere lo sviluppo dei biocarburanti, un argomento ricorrente nel dibattito pubblico ma smentito dai dati.
Come illustrato da Maria Georgiadou, Senior Expert della DG RTD della Commissione europea, gli studi condotti a livello europeo mostrano l’esistenza di un potenziale significativo di biomassa sostenibile, fondato su residui agricoli, forestali e zootecnici, su colture intermedie e sul recupero di terreni marginali, in grado di coprire la domanda guidata dalle politiche europee. La questione, pertanto, non è la scarsità delle risorse, ma la capacità di mobilitarle in modo efficace e responsabile.

 

In questo quadro si inserisce il tema, più volte richiamato, della reciprocità e dell’integrità del mercato. Come evidenziato da diversi interventi, senza regole chiare e controlli rigorosi applicati tanto ai produttori europei quanto alle importazioni, il sistema rischia di perdere credibilità e di penalizzare proprio gli operatori che rispettano gli standard più elevati. La sostenibilità, in questo senso, non è solo ambientale, ma anche istituzionale.

 

Un altro asse portante del dibattito è stato quello della stabilità normativa come prerequisito imprescindibile per gli investimenti. Come sottolineato da Elli Tsiforou, Segretario Generale di Copa-Cogeca, i progetti legati ai combustibili rinnovabili richiedono orizzonti di investimento di lungo periodo, spesso superiori ai vent’anni, mentre il quadro normativo europeo è soggetto a revisioni frequenti. La correzione di politiche inefficaci è legittima, ma una continua ridefinizione delle regole genera incertezza, aumenta il rischio percepito e scoraggia gli investimenti, con ricadute dirette sulla competitività del settore agricolo e industriale.

 

Le contraddizioni dell’attuale approccio europeo alla neutralità tecnologica sono state esplicitamente richiamate da Alessandro Bertelloni, Direttore di Fuels Europe, che ha evidenziato come i segnali contrastanti provenienti dalle istituzioni – favorevoli ai biocarburanti per l’aviazione e il trasporto marittimo, ma restrittivi per il trasporto su strada – creino una situazione di forte incertezza per gli operatori. Questa ambiguità appare particolarmente problematica se si considera che oltre il 70% delle emissioni del settore dei trasporti proviene proprio dal trasporto su strada, rendendo incoerente qualsiasi strategia che escluda a priori soluzioni già disponibili.

 

Nel corso del dibattito è stata inoltre ribadita la necessità di rivedere strumenti tecnici fondamentali, come il carbon correction factor, adottando un approccio basato sull’intero ciclo di vita delle emissioni. Concentrarsi su una sola fase del processo o su una sola tecnologia, è stato osservato, rischia di distorcere il confronto e di penalizzare soluzioni che offrono benefici climatici immediati e verificabili. La decarbonizzazione, è stato ricordato, richiede non solo elettroni, ma anche molecole.
È emersa anche una forte preoccupazione per la crescente dipendenza strategica dell’Europa da Paesi terzi, in particolare dalla Cina, per le materie prime critiche necessarie allo sviluppo della mobilità elettrica. In questo contesto, le filiere dei biocarburanti e della biomassa sostenibile sono state riconosciute come un’opportunità concreta per rafforzare l’autonomia strategica europea, valorizzando risorse territoriali e competenze industriali già presenti.

 

Un ulteriore nodo politico riguarda il rapporto tra innovazione e stabilità del settore agricolo. Come più volte sottolineato nel corso dei lavori, non è realistico né socialmente giusto chiedere agli agricoltori di essere protagonisti della transizione se, allo stesso tempo, vengono esposti a instabilità economica, incertezza normativa e concorrenza sleale. Senza una produzione primaria sostenibile e competitiva non esistono residui, sottoprodotti né biomassa affidabile, né oggi né in prospettiva futura.

 

Il messaggio che attraversa l’intero evento, ben evidenziato nella chiusura dell’Ambasciatore Antonio Canaparo, è che la transizione non può essere soltanto “green” in senso astratto, ma deve essere anche sostenibile dal punto di vista economico e sociale. Deve creare lavoro, rafforzare le filiere europee, garantire sicurezza energetica e coesione territoriale. In questo quadro, la posizione italiana emersa dal dibattito non difende il passato, ma propone una visione orientata al futuro, fondata sulle evidenze, sui dati e su un approccio pragmatico alla decarbonizzazione. Solo una transizione coerente, tecnologicamente neutrale e basata sulla realtà potrà essere davvero duratura.